| Aliens
Vi sono alcune malattie che non lasciano scampo, soprattutto a chi deve
assistere questo tipo di malati.
Prendiamo ad esempio la sclerosi multipla, che è paradigmatica
di queste situazioni.
Consiste in un'autoaggressione immunitaria della guaina mielinica, avvolgimento,
isolamento e nutrimento dei neuroni motori sia dell'encefalo che del midollo,
mentre lascia indenni i motoneuroni periferici e la sostanza grigia.
Questa malattia, di cui la medicina ufficiale rifiuta di riconoscere la
causa ed i meccanismi patogenetici, mentre si ostina a volerne sapere
la terapia, con farmaci palliativi e dotati di forte tossicità
(i soliti che usa quando non ci ha capito nulla o quasi, cortisone ed
immunosoppressori), comporta un graduale deterioramento delle funzioni
motorie, con manifestazioni assolutamente varie ed imprevedibili, e con
esito finale in lesione motoria generalizzata, caratterizzata da una invincibile
rigidità muscolare.
Le funzioni corticali non vengono mai intaccate dal male ma, a questo
livello e soprattutto per quanto riguarda l'atteggiamento del cuore, provvede
il paziente stesso che, salvo rare eccezioni, finisce per sviluppare una
forma di raffinato egoismo, parassitando e pilotando l'esistenza di chi
si trova ad assisterlo.
Nelle fasi terminali, che possono durare anche decenni, il paziente dipende
in tutto dagli altri, per qualunque azione del vivere quotidiano: spostarsi,
lavarsi vestirsi, mangiare, urinare (spesso va cateterizzato), defecare
(spesso va svuotato manualmente), persino per farsi grattare. Ho conosciuto
una madre che, con il più candido (e falso) sorriso sulle labbra,
riusciva a farsi grattare decine di volte al giorno dalla figlia-schiava.
Se questi pazienti non mantengono un cuore allenato al ringraziamento
sincero (chiedere e disturbare il meno possibile), ed al servizio (pensare
anche minimamente al bene degli altri), finiscono per diventare dei mostri
di egoismo, riuscendo a penetrare, facendola propria, nella vita di un
altro, creando un ibrido mostro simbionte, di cui il paziente rappresenta
la ferrea volontà cogente (è abilissimo nel creare e sfruttare
sensi di colpa), e lo schiavo (spesso una figlia, ma anche un altro parente
o quelle che, con un neologismo arrogante e razzista son chiamate badanti),
finisce per ridursi al ruolo passivo di esecutore delle volontà
altrui.
L'assistente perde così, pian piano, ogni libertà personale
ed ogni più sacro diritto ad una propria vita di relazione e di
affetti.
Non capisco perchè un certo filone cinematografico abbia dovuto inventare
dei falsi alieni, anche se molto spettacolari, quando il nostro mondo
reale è così pieno di questo tipo di mostri: ALIENS, per
l'appunto.
Se la persona che si trova ad assisterli non vuole diventare, suo malgrado,
complice di queste situazioni, ma rimane animata da un sincero desiderio
di servizio, per prima cosa non dovrebbe indurre nel paziente, una condizione
di totale dipendenza, sia perchè questo desiderio è già
insito nell'atteggiamento dello stesso ed è la causa prima delle
successive manifestazioni patologiche, ma anche perchè, facendo
per lui ciò che non è strettamente necessario, lo priva
del tutto di qualsiasi speranza di guarire.
Chi assiste questi pazienti, prima di tutto ha un compito di educatore,
se vuole loro veramente bene, ma questo compito è in se, oltre
che difficile, anche molto scomodo.
Il paziente, a sua volta, ha il dovere di riconoscere in se stesso la
causa del proprio male (non serve a nulla farne ricadere la colpa sul
patrimonio genetico, ossia sui propri antenati, come fa sempre di più
la medicina moderna, per imbonirsi il paziente e garantirsi, così, un
ottimo cliente), nonchè di mantenere un costante allenamento
del fisico e soprattutto dello stato d'animo, se vuole conservare una
realistica speranza di guarire o, quantomeno, di creare meno
dipendenza.
Esistono, per fortuna, numerosi casi di pazienti che, grazie a patologie
come questa, hanno salvato la propria vita dedicandola al servizio devoto
e incondizionato di quella degli altri.
Dobbiamo seguirne l'esempio illuminante, nei limiti delle nostre capacità
ma con il massimo impegno possibile.
Questo è un dovere perentorio, l'unico che ci rende degni di ricevere
il necessario sostegno da parte degli altri.
Ma ancor meglio sarebbe di rimanere vigili sulle condizioni alla base
della malattia stessa, per non ammalarci affatto, affinché l'incubo
di aliens rimanga relegato, il più possibile, nella finzione
cinematografica. |