Riflessioni e studi sulla salute
a cura del dot. Giuseppe Bagnariol
 

Aliens

Vi sono alcune malattie che non lasciano scampo, soprattutto a chi deve assistere questo tipo di malati.
Prendiamo ad esempio la sclerosi multipla, che è paradigmatica di queste situazioni.
Consiste in un'autoaggressione immunitaria della guaina mielinica, avvolgimento, isolamento e nutrimento dei neuroni motori sia dell'encefalo che del midollo, mentre lascia indenni i motoneuroni periferici e la sostanza grigia.
Questa malattia, di cui la medicina ufficiale rifiuta di riconoscere la causa ed i meccanismi patogenetici, mentre si ostina a volerne sapere la terapia, con farmaci palliativi e dotati di forte tossicità (i soliti che usa quando non ci ha capito nulla o quasi, cortisone ed immunosoppressori), comporta un graduale deterioramento delle funzioni motorie, con manifestazioni assolutamente varie ed imprevedibili, e con esito finale in lesione motoria generalizzata, caratterizzata da una invincibile rigidità muscolare.
Le funzioni corticali non vengono mai intaccate dal male ma, a questo livello e soprattutto per quanto riguarda l'atteggiamento del cuore, provvede il paziente stesso che, salvo rare eccezioni, finisce per sviluppare una forma di raffinato egoismo, parassitando e pilotando l'esistenza di chi si trova ad assisterlo.
Nelle fasi terminali, che possono durare anche decenni, il paziente dipende in tutto dagli altri, per qualunque azione del vivere quotidiano: spostarsi, lavarsi vestirsi, mangiare, urinare (spesso va cateterizzato), defecare (spesso va svuotato manualmente), persino per farsi grattare. Ho conosciuto una madre che, con il più candido (e falso) sorriso sulle labbra, riusciva a farsi grattare decine di volte al giorno dalla figlia-schiava.
Se questi pazienti non mantengono un cuore allenato al ringraziamento sincero (chiedere e disturbare il meno possibile), ed al servizio (pensare anche minimamente al bene degli altri), finiscono per diventare dei mostri di egoismo, riuscendo a penetrare, facendola propria, nella vita di un altro, creando un ibrido mostro simbionte, di cui il paziente rappresenta la ferrea volontà cogente (è abilissimo nel creare e sfruttare sensi di colpa), e lo schiavo (spesso una figlia, ma anche un altro parente o quelle che, con un neologismo arrogante e razzista son chiamate badanti), finisce per ridursi al ruolo passivo di esecutore delle volontà altrui.
L'assistente perde così, pian piano, ogni libertà personale ed ogni più sacro diritto ad una propria vita di relazione e di affetti.
Non capisco perchè un certo filone cinematografico abbia dovuto inventare dei falsi alieni, anche se molto spettacolari, quando il nostro mondo reale è così pieno di questo tipo di mostri: ALIENS, per  l'appunto.
Se la persona che si trova ad assisterli non vuole diventare, suo malgrado, complice di queste situazioni, ma rimane animata da un sincero desiderio di servizio, per prima cosa non dovrebbe indurre nel paziente, una condizione di totale dipendenza, sia perchè questo desiderio è già insito nell'atteggiamento dello stesso ed è la causa prima delle successive manifestazioni patologiche, ma anche perchè, facendo per lui ciò che non è strettamente necessario, lo priva del tutto di qualsiasi speranza di guarire.
Chi assiste questi pazienti, prima di tutto ha un compito di educatore, se vuole loro veramente bene, ma questo compito è in se, oltre che difficile, anche molto scomodo.
Il paziente, a sua volta, ha il dovere di riconoscere in se stesso la causa del proprio male (non serve a nulla farne ricadere la colpa sul patrimonio genetico, ossia sui propri antenati, come fa sempre di più la medicina moderna, per imbonirsi il paziente e garantirsi, così, un ottimo cliente), nonchè di mantenere un costante allenamento del fisico e soprattutto dello stato d'animo, se vuole conservare una realistica speranza di guarire o, quantomeno, di creare meno dipendenza.
Esistono, per fortuna, numerosi casi di pazienti che, grazie a patologie come questa, hanno salvato la propria vita dedicandola al servizio devoto e incondizionato di quella degli altri.
Dobbiamo seguirne l'esempio illuminante, nei limiti delle nostre capacità ma con il massimo impegno possibile.
Questo è un dovere perentorio, l'unico che ci rende degni di ricevere il necessario sostegno da parte degli altri.
Ma ancor meglio sarebbe di rimanere vigili sulle condizioni alla base della malattia stessa, per non ammalarci affatto, affinché l'incubo di aliens rimanga relegato, il più possibile, nella finzione cinematografica.

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